La cultura del bere in Corea: riti, etichette e mixology
di Chiara Di Paola e Gaia Soleri
| News | Del 10/02/2026 |
In Corea non si beve mai da soli. Gli alcolici sono molto presenti nella vita sociale e lavorativa a ogni livello. I coreani hanno infatti una ricca cultura sociale legata al bere. Si brinda per rinsaldare amicizie e relazioni professionali. Ogni bevuta ha il suo codice da rispettare, dalle gestualità, alle gerarchie, agli shot a base di soju. Il mondo alcolico coreano prevede vini di riso, distillati, vini di frutta, cocktail, spesso accompagnati da stuzzichini. Per assaggiare cocktail coreani e piattini fusion: Bistrot Pedol al Mercato Centrale di Milano fino al 22 febbraio.
Cosa bevono i coreani?
Il largo consumo di bevande alcoliche in Corea è supportato dalla produzione di circa mille varietà, chiamate sul, tra vini di riso chiari (cheongju) o lattiginosi (takju), liquori distillati (soju), vino di frutta (gwasil-ju), vini di fiori.
Ai coreani piace mescolare diversi tipi di alcol insieme. I poktanju (“bomb drinks”) sono molto diffusi: whisky e birra, soju e birra (somaek) sono i mix più diffusi. Una serata fuori a bere con gli amici o con i colleghi dura a lungo, spesso prevede diverse tappe in vari locali e una visita a un karaoke bar.
Vini di riso coreani
Tra le bevande consumate dai coreani ci sono i vini ottenuti dalla distillazione del riso:
- Makgeolli, la varietà più antica di vino di riso con gradazione alcolica del 6-7%. Fermentato naturalmente e non filtrato dal residuo gessoso che si deposita sul fondo. Chiamato anche takju, “vino torbido”, risulta lattiginoso e denso, con un sapore dolce e leggermente aspro. Il Makgeolli viene prodotto con metodi classici, attraverso due fasi di fermentazione durante la quale si sviluppano proteine, aminoacidi, vitamina B e altre sostanze. Per questo gli vengono attribuite proprietà positive, come la capacità di aumentare il metabolismo, alleviare la stanchezza e migliorare la salute della pelle.
- Cheongju, vino chiaro simile al saké giapponese, ottenuto da riso cotto a vapore, lievito e acqua, attraverso diverse fasi di fermentazione. Ne esistono differenti varietà, tra cui il baekhaju, ottenuto da riso glutinoso e nuruk (l’equivalente coreano del malto d’orzo) e l’heukmeeju ottenuto da riso nero.
L’aggiunta di aromatizzazioni a base di fiori e foglie dà origine ai cosiddetti gahyanggokju, come il kookhwaju vino di crisantemo, il songjeolju con germogli di pino, lo ywonyeopju con foglie di loto, l’insamju con radice di ginseng e il baekhwaju, infuso con erbe e cento varietà di fiori secchi. Il vino di riso ai fiori di azalea, il dugyeonju, viene classificato come Bene Culturale Immateriale della Corea.
Il soju, re dei distillati coreani
Dalla distillazione di cheongju e takju si ottiene il soju (letteralmente “liquore bruciato”) o noju (“liquore di rugiada”). Il soju è il più apprezzato in Corea, nonché quello considerato bevanda tipica nazionale, ottima per accompagnare il korean barbecue. Ha una gradazione alcolica variabile - dal 12,9% vol al 53% vol -, ma la variante più diffusa è intorno al 20%. Colore chiaro e gusto neutro con tendenza dolce, burrosa o maltata. Si ottiene con una tecnica di distillazione ereditata dai persiani e utilizzata per la produzione dell’arak (liquore libanese), che consiste nella fermentazione di circa 15 giorni di cereali come riso, orzo, frumento con l’aggiunta di aromi, dolcificanti e acqua, cui seguono l’ebollizione del vino maturato, il suo filtraggio e la distillazione.
Nelle produzioni più moderne, il soju si ottiene anche a partire dalla patata dolce e dalla tapioca. Inoltre, da alcuni anni le distillerie coreane hanno avviato una produzione di soju aromatizzati alla frutta, dal marcato sapore dolce e dalla gradazione alcolica inferiore rispetto al soju standard di cereali, tuberi o radici. I più comuni sono quelli alla prugna, all’uva bianca, alla pesca, alla mela e al cedro, che si prestano a essere usati anche in miscelazione per la produzione di drink internazionali, dove spesso sostituiscono la vodka.

Birre chiare coreane
Gli abitanti della Corea del Sud sono, tra gli orientali, il popolo che maggiormente ama la birra (maekju), introdotta nel Paese dagli europei e oggi prodotta da diversi birrifici locali a partire dalla fermentazione degli amidi del riso, con l’aggiunta di una piccola dose di malto. Le più consumate sono le birre chiare poco corpose fresche e dissetanti, che si sposano bene con qualsiasi piatto coerano, dalle zuppe, alle preparazioni fermentate dal sapore pungente come il kimchi, alle pietanze dalla consistenza grassa a base di pancetta di maiale grigliata, fino alle ricette dal gusto dolce e aromatico come le frittelle di patate o gli gnocchi di riso glutinoso.
Ma oltre che al pasto, la birra viene utilizzata dai coreani anche in miscelazione e in combinazione con altri alcolici per ottenere i cosiddetti “bomb shot”, i poktanju: somaek, birra e soju o whisky, Cojinganmek, soju, birra e cola.
Cocktail coreani a base soju
I Coreani amano i drink dolci, fruttati e agrumati, capaci di bilanciare bene i gusti intensi e gli elementi piccanti della loro cucina. Sono tutti a base di soju, miscelato di volta in volta con altre bevande. Oltre ai già citati poktanju con birra, esistono il so-tonic con soju e acqua tonica - versione coreana del gin tonic -, e i drink chiamati caffè soju, che utilizzano il latte fermentato al naturale o aromatizzato alla frutta o persino prevedono l’aggiunta di caramelle agli agrumi.
Pairing con stuzzichini anju
L’atto di bere alcolici in Corea è generalmente accompagnato da quello di degustare degli anju, ovvero stuzzichini: possono essere semplici snack e piccoli piatti elaborati, serviti specificamente per accompagnare soju, birra e makgeolli. Fra gli anju apprezzati:
- samgyeopsal (pancetta alla griglia coreana)
- chikin (pollo fritto coreano, spesso glassato con salse agrodolci o piccanti)
- jokbal (zampe di maiale brasate)
- bossam (capocollo di maiale bollito e servito freddo a fettine sottili con diversi contorni).
- Haemul pajeon (pancake coreano con frutti di mare)
- gyernmari (frittata arrotolata coreana)
- bugak e twigak (verdure o alghe essiccate fritte)
- kimchi
- nogari (merluzzo essiccato con arachidi) e jwipo (pesce secco coreano).

Bere alcolici: etichetta e ritualità coreane
In Corea del Sud, bere insieme è considerato un momento di condivisione e socialità, che non esclude i contesti professionali, tanto che le uscite alcoliche tra colleghi sono organizzate dalle stesse aziende per rinsaldare i rapporti tra i membri del team. Il consumo di alcol prevede però una specifica etichetta da rispettare durante il servizio e il pasto, a partire dal fatto che rifiutarsi di partecipare a un brindisi è visto come segno di poca educazione. Chi non regge l’alcol può limitarsi a bagnarsi le labbra, ma non sottrarsi al momento.
Altre regole prevedono:
- Non versarsi da bere da soli, ma prima servire i commensali e poi aspettare che sia un altro a ricambiare il gesto.
- Rispettare le gerarchie: la persona di status più basso o la più giovane è di solito quella che deve per prima versare a tutti gli altri.
- Per versare il drink si tiene la bottiglia con la mano destra e si sorregge il braccio con la mano sinistra.
- Per farsi riempire il bicchiere (gesto lecito solo una volta che è completamente vuoto) bisogna porgerlo tenendolo con due mani.
- Il Makgeolli viene servito freddo in piccole ciotole.
Durante un’uscita tra amici, o tra colleghi di pari livello, l’etichetta è meno rigida, tanto che nelle suljip (locali tipici coreani simili ai pub occidentali), dopo cena è comune vedere gruppi di persone partecipare a giochi alcolici con il soju come protagonista.
Geonbae! Salute!

"Aperitivo da podio": a Milano la mixology coreana
In occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina, dal 6 al 22 febbraio, la mixology coreana è protagonista di un’iniziativa promossa da aTcenter Paris (agenzia governativa del Ministero dell’Agricoltura della Repubblica di Corea) presso il Mercato Centrale di Milano. Qui il Mixologist Diego Ferrari offrirà al pubblico la possibilità di assaggiare una drink list fusion, con alcuni celebri cocktail internazionali reinterpretati a base di distillati e liquori coreani. Si potrà scegliere fra una variante più fresca del classico Negroni con il Fresh Negroni; un Korean Paloma che riprende i gusti agrumati dell’originale; una versione rinnovata dell’Apple Martini con il Korean Appletini; una rivisitazione del celebre aperitivo veneziano con il Korean Spritz, in cui le bollicine italiane si sposano con un makgeolli e vino di lamponi coreano. Infine, il Soju Martini una versione alleggerita e meno alcolica del cocktail forse più noto e sofisticato al mondo, con il soju al posto del gin. Per chi invece non beve alcolici, c’è il cocktail Golden, dorato e fruttato.
Ad accompagnare queste creazioni saranno le specialità di pesce di Bistrot Pedol, che per l’occasione ha previsto un pairing con un menù dedicato, realizzato ad hoc dell’executive chef bretone Franck Businelli, insieme alla chef coreana Sun Young Koo: Ostriche Special de Bretagne con kimchi di carote e cognac, tonno scottato con kimchi di topinambur e salsa doenjang (fagioli di soia fermentati con sesamo tritato, tofu e olio di sesamo), tartare di tonno con kimchi di finocchio e salsa kanja, Capasanta scottata su letto di asparagi di mare e funghi peongi boseot condita con salsa chogochujang (fermentata con polvere di peperoncino e farina e malto di riso, aceto di riso e olio di sesamo). Degustazione gratuita dalle 19 alle 20.30.
L’obiettivo del temporary event milanese è quello non solo di contribuire a far conoscere i drink coreani in Italia, ma anche di permettere al pubblico di esplorare contaminazioni culinarie inedite, trasformandole in un ponte per far incontrare culture e popoli.
In Italia, si possono reperire facilmente ingredienti alcolici coreani in negozi, supermercati e online sul sito specializzato Pac Mall.
In pillole
La cultura del bere in Corea è rituale e condivisione. Non si beve mai da soli. Oltre mille varietà di bevande alcoliche, fra vini, distillati e birre. Ad accompagnare i drink sempre gli anju, tra barbecue, pancake e kimchi. Aperitivo da podio al Mercato Centrale di Milano: mixology e fusion coreana.